La luce del Guercino risplende in centro a Bologna

Giovanni Francesco Barbieri – Il Guercino

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Il pittore Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, nasce a Cento (FE) nel 1591 da una famiglia di modeste origini, e muore a Bologna nel 1666.
Il padre, riconoscendo in lui una spiccata propensione al disegno, lo indirizzò verso lo studio dell’arte, prima a Bastia e poi a Bologna.

Ritenuto uno degli artisti più rappresentativi della fase matura del barocco, la sua abilità tecnica e l’originalità del tocco ebbero notevole influsso sull’evoluzione delle decorazioni nel 17° secolo. La produzione del G. del tutto scevra dalle pesantezze e opacità che intralciano alcuni artisti coevi, è caratterizzata da forti contrasti di luce e da ombreggiature ariose che, pur non divenendo mezzo per ottenere valori costruttivi come nel Caravaggio, creano una freschezza e una trasparenza caratteristiche.

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Dal 1612 gli vengono affidate le prime commissioni importanti: grazie alla consulenza di Ludovico Carracci, l’arcivescovo Alessandro Ludovisi (il futuro papa Gregorio XV) acquista alcune sue opere e Guercino decide di fondare una propria scuola di pittura a Cento (1617).
Nel 1618 è a Venezia e può ammirare le opere di Tiziano e Jacopo Bassano, dal cui colorismo trae ispirazione per la “Vestizione di san Guglielmo d’Aquitania” (Pinacoteca Nazionale di Bologna) e il “San Francesco in estasi con san Benedetto e un angelo” (Louvre), entrambi del 1620.
Dal 1621 al 1623 è a Roma, dove realizza le decorazioni del Casino Ludovisi (l’Aurora e la Fama) e la grande pala della Sepoltura di santa Petronilla (7 x 4 m) per San Pietro (ora ai Musei Capitolini).
Alla morte di papa Gregorio XV lascia Roma e torna a Cento. A Piacenza completa gli affreschi della cupola del Duomo (1626), lasciati incompiuti dal Morazzone, e dipinge il Cristo che appare alla Madonna (1628), che segna l’inizio di una nuova stagione del classicismo barocco.
Alla morte di Guido Reni, non dovendone più temere la competizione, si trasferisce da Cento a Bologna (1642), dove dipinge “La visione di San Bruno” (1647) e il San Giovanni Battista che predica (1654).

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